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OLTRE LA CIECA ACCOGLIENZA: LA POSIZIONE DI FUTURO NAZIONALE TRA IL MAGISTERO DI LEONE XIV E IL MODELLO CABRINIANO

OLTRE LA CIECA ACCOGLIENZA:

LA POSIZIONE DI FUTURO NAZIONALE TRA IL MAGISTERO DI LEONE XIV E IL MODELLO CABRINIANO

 

Il realismo politico, i confini nazionali e i doveri stringenti del migrante sono tesi di destra che trovano supporto in posizioni cattoliche ufficiali, ben normate dal Catechismo: vediamole!

C’è un filo, invisibile ma robusto, che unisce le coste di Lampedusa, le banchine del porto di Arguineguín e Sant’Angelo Lodigiano, dove la memoria di santa Francesca Cabrini continua a interrogare le coscienze, dopo la recente visita di papa Leone: è il filo della responsabilità di una comunità di fronte al dramma migratorio, legato all’esigenza della sicurezza.

Nel recente cammino pastorale di papa Leone XIV, queste tappe hanno formato una mappa pragmatica della speranza, capace di scuotere l’Europa.

Per comprendere appieno la complessità di questa sfida, la dottrina sociale della Chiesa, la politica e la cronaca possono dialogare con gl’insegnamenti di Madre Cabrini, una figura di santità ben conosciuta dall’attuale pontefice, in quanto egli nacque nel 1955, laddove la suora italiana morì nel 1917: Chicago.

Un recente saggio dal titolo Madre Cabrini. La suora che diede dignità agli italiani d’America, edito dalla Edizioni Segno, ben descrive il modello che la religiosa adottò oltreoceano e che l’autore così sintetizza nell’introduzione, sottraendolo ad un approccio multiculturalista e relativista, proponendolo come esempio di ordine, legalità e rispetto: «Madre Cabrini, prim’ancora d’essere una santa, la prima santa d’America, è una donna. Una donna dell’Ottocento, che profonde tutta se stessa per i fratelli italiani emigrati in America, per dar loro dignità. Vuole il loro pieno inserimento nella società statunitense, facendone dei buoni cittadini, padroni della lingua inglese, senza rinnegare le proprie origini e la fede cattolica, per la partecipazione consapevole alla costruzione di una comunità solidaristica: una realtà in cui l’apporto dei singoli è fondamentale per il perseguimento del bene comune e per il raggiungimento di una vera emancipazione. Francesca, prima vera donna religiosa pienamente emancipata, fondatrice di un istituto religioso femminile non collegato ad un primario ramo maschile, educa un esercito di donne all’autonomia e alla responsabilità; scelta vincente che le permette di aver successo dove gli uomini falliscono. È un esempio attualissimo di libertà nei valori cattolici; esempio da imitare perché traccia la via per un sano approccio, non ideologico, al fenomeno migratorio e alla parità uomo-donna».

La Cabrini è un esempio di come l’integrazione non sia un passaporto in bianco, ma un percorso basato sul rispetto delle leggi e della morale pubblica: chi arriva in uno Stato dove rendersi utile alla comunità e rispettarne l’ordine costituito e le leggi, conoscerne la lingua, senza imporre i propri costumi di vita. La sua è un’intuizione di straordinaria modernità, che vale la pena studiare per l’oggi, e che ben si sposa con la dottrina sociale della Chiesa e con i recenti appelli di Leone XIV (tanto diversi nella sostanza da quelli del predecessore), in quanto l’accoglienza per il meritevole (lo ripetiamo: per il meritevole!) si deve accompagnare al rispetto assoluto del patto sociale. È lo stesso principio di reciprocità che il catechismo della Chiesa cattolica (pienamente in vigore) prevede senza se e ma al canone 2241: «Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri».

Sono tre i punti fermi: 1) accogliere nella misura del possibile; 2) subordinazione dell’immigrazione a leggi; 3) rispetto del patrimonio materiale e spirituale del Paese che ospita il migrante.

Più chiaro di così!

In questo solco si inserisce il magistero dei recenti pontefici, i quali hanno a lungo insistito sul «diritto a non emigrare» (Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, con sporadiche citazioni anche da parte di Francesco), ricordato che l’accoglienza è comunque un dovere stringente (il papa non può esimersi dal dirlo), ribadito che quest’ultima non può prescindere da un profondo sentimento di riconoscenza verso il Paese ospitante (Leone), che non si misura con retorici ringraziamenti, ma con un dato pragmatico e quotidiano: il rispetto delle leggi dello Stato e del suo patrimonio culturale e spirituale, affinché sia preservata la sicurezza del vivere quotidiano. Ed è qui che si intravede la forte novità delle posizioni dell’attuale pontefice, il quale, per ora, pare non essere ascoltato dalla Conferenza Episcopale Italiana, ancora posizionata sull’accoglienza indiscriminata, in barba al fatto che essa non è sopportabile senza rispetto reciproco: lo immaginava Tommaso Moro (l’abbiamo scritto nel precedente articolo), lo chiede Leone XIV oggi, proponendo il modello cabriniano.

Solo governando il fenomeno con lucidità, coniugando carità cristiana e legalità (la carità si concilia perfettamente con il concetto di sicurezza, di sovranità delle leggi e con il diritto a non emigrare), si eviterà che le migrazioni si trasformino in una bomba sociale (cosa che i fatti di cronaca ci stanno confermando), proprio come Futuro Nazionale sta cercando di fare introducendo nel dibattito politico il concetto che si può remigrare e che chi non accetta le regole del vivere civile, minando la pacifica convivenza della comunità, deve essere espulso senza esitazioni con accompagnamento coatto nel paese di provenienza.

Ne va della nostra sopravvivenza.

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Gli Autori del Centro Studi Rinascimento Nazionale